I volenterosi sull’attenti
Gheddafi sta massacrando il suo popolo. Non si può stare a guardare
Sanzioni, espulsione dal Consiglio dei diritti umani dell’Onu, ponti umanitari, congelamento degli asset finanziari libici. La comunità internazionale sta usando gli strumenti a sua disposizione per isolare Muammar Gheddafi e fermare i bombardamenti sui rivoltosi. Ma lui non sembra affatto intenzionato a lasciare il potere: apre alle trattative, alle sue condizioni naturalmente inaccettabili per i ribelli, ripete che il suo popolo lo ama e intima agli stranieri di non intromettersi. Ma gli stranieri non possono restare a guardare: Gheddafi deve andarsene, come ha detto ieri Obama. Leggi Chávez offre a Gheddafi la chance per allentare la stretta dell’occidente
21 AGO 20

http://www.ilfoglio.it/soloqui/8000Sanzioni, espulsione dal Consiglio dei diritti umani dell’Onu, ponti umanitari, congelamento degli asset finanziari libici. La comunità internazionale sta usando gli strumenti a sua disposizione per isolare Muammar Gheddafi e fermare i bombardamenti sui rivoltosi. Ma lui non sembra affatto intenzionato a lasciare il potere: apre alle trattative, alle sue condizioni naturalmente inaccettabili per i ribelli, ripete che il suo popolo lo ama e intima agli stranieri di non intromettersi. Ma gli stranieri non possono restare a guardare: Gheddafi deve andarsene, come ha detto ieri Obama. Altrimenti farebbe strage dei suoi oppositori, li andrebbe a cercare uno per uno, quei “ratti drogati”.
Bob Gates, ministro alla Difesa americano, dice che chi suggerisce di fare in fretta una “no fly zone” non sa di cosa parla: non basta impedire che gli aerei libici si alzino in volo, è necessario “un attacco alla Libia per distruggere tutte le sue difese aeree”. Cioè un atto di guerra. Ma il Washington Post, che non è un quotidiano guerrafondaio, scrive: le parole di Gates vanno prese sul serio, ma si può fare una “no fly zone” anche senza un attacco, è accaduto per un decennio nel Kurdistan iracheno senza che le difese di Saddam Hussein fossero eliminate (e senza un mandato dell’Onu). I britannici stanno mettendo a punto un piano di fattibilità e ieri hanno convinto anche i francesi, finora riluttanti. Per la “no fly zone” servirebbe il consenso internazionale – se non si agisce contro un dittatore che massacra il suo popolo, allora quando? – ma in Consiglio di sicurezza i russi e i cinesi si opporrebbero. Questo non deve diventare un alibi. Si deve creare una coalizione di volenterosi, la più ampia possibile, coinvolgendo i paesi della regione, e intervenire.
Bob Gates, ministro alla Difesa americano, dice che chi suggerisce di fare in fretta una “no fly zone” non sa di cosa parla: non basta impedire che gli aerei libici si alzino in volo, è necessario “un attacco alla Libia per distruggere tutte le sue difese aeree”. Cioè un atto di guerra. Ma il Washington Post, che non è un quotidiano guerrafondaio, scrive: le parole di Gates vanno prese sul serio, ma si può fare una “no fly zone” anche senza un attacco, è accaduto per un decennio nel Kurdistan iracheno senza che le difese di Saddam Hussein fossero eliminate (e senza un mandato dell’Onu). I britannici stanno mettendo a punto un piano di fattibilità e ieri hanno convinto anche i francesi, finora riluttanti. Per la “no fly zone” servirebbe il consenso internazionale – se non si agisce contro un dittatore che massacra il suo popolo, allora quando? – ma in Consiglio di sicurezza i russi e i cinesi si opporrebbero. Questo non deve diventare un alibi. Si deve creare una coalizione di volenterosi, la più ampia possibile, coinvolgendo i paesi della regione, e intervenire.